Biografia di Uc de Saint Circ - Centro di formazione e ricerca pedagogica UniSocrates

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C a p i t o l o   2

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Biografia di Uc de Saint Circ
La vida di Uc è presente nel manoscritto B.
Segue poi una razo dove viene narrata la vicenda contenuta nella canso Longamen ai atenduda.




VIDA[1]

Uc de Saint Circ era nativo del caorsino, di un borgo che si chiama Tegra, figlio di un povero valvassore che si chiamava Arman de Saint Circ, per il fatto che veniva dal castello che si chiama Saint Circ, che si trova ai piedi di Santa Maria de Rocamajor, che fu distrutto dalla guerra e ridotto in macerie.
 
L’Uc di cui vi parlo aveva una gran quantità di fratelli maggiori di lui. E lo volevano far diventare chierico, e lo mandarono a scuola a Monpeslier[2]. E mentre quelli credevano che studiasse il latino, egli imparava canzoni e vers e sirventesi e tenzoni e coblas, e i fatti e i detti degli uomini e delle donne valenti che ancora vivevano, o che erano vissuti prima; e con tutto questo sapere si fece giullare[3]. E il conte di Rodes e il visconte di Torena lo innalzarono molto nel suo mestiere di giullare scambiando con lui tenzoni e stanze, e il buon Dalfi d’Alvernia anche lui.
 
E visse a lungo in Guascogna, povero, ora girando a piedi ora a cavallo. Rimase a lungo con la contessa di Benaujas, e attraverso di lei, si conquistò l’amicizia di Savaric de Maleon, che lo fornì di equipaggiamento e di vestiti. E rimase molto tempo con lui in Peitieus e nelle sue terre, poi in Catalogna e in Aragona e in Spagna, con il buon re Alfonso e con il re Alfonso di León e con il re Peire di Aragona; e poi in Provenza, con tutti i baroni, poi in Lombardia e nella Marca. E prese moglie e fece figli.
 
Imparò molto di quello che sapevano gli altri e volentieri[4] lo insegnava agli altri. Fece canzoni anche buone molto, con buone melodie e buone strofe; ma non scrisse mai vere canzoni, perché non si innamorò mai veramente di nessuna donna; eppure si seppe molto ben fingere innamorato con loro con le sue belle parole. E seppe ridire bene nelle sue canzoni tutto quello che gli accadeva con loro, e le seppe ben esaltare e bene seppe farle cadere in basso. Ma dopo che ebbe preso moglie non scrisse più canzoni[5].  

 
RAZO[6]
 
Uc de Saint Circ amava una donna della Marca Trevigiana, che si chiamava donna Stadaglia, e la servì e la onorò di lode e di pregio, e compose buone canzoni su di lei; e lei accettava con piacere l’amore e le preghiere e la corte e le lodi lui, e gli diceva molte parole gentili, e gli prometteva molte belle cose. Ma era una donna che voleva che ogni uomo che la vedeva, purché fosse nobile e ricco, si innamorasse di lei; e accettava le preghiere e la corte di tutti, e a tutti prometteva piaceri a fatti e a parole; e fece così con parecchi.
 
Uc fu geloso di ciò che ne vide e ne seppe, e le si mise contro e litigò con lei; ma era una donna che non temeva critiche né pettegolezzi né maldicenze. Se la prese con lei a lungo, ma lei ci faceva poca attenzione. E Uc aspettava sempre che fosse lei a cercare pace e amicizia, e sperava di arrivare a una situazione con lei da ricavarne una graziosa canzone. E vide che non sarebbe successo, e scrisse così a questo proposito una canzone che dice:
 
Lungamente ho attesa[7].


Uc, un musico poeta sempre in viaggio!

Uc de Saint Circ, vissuto tra la fine XII sec. e il 1257 ca. è nato a Thégra[8], nel Quercy, località dove il padre, originario del castello di Saint Circ, si trasferì assieme alla sua famiglia. Avviato a compiere gli studi ecclesiastici a Montpellier, Uc si dedicò alla letteratura vernacolare[9] e, come riporta la sua vida: «el amparet cansos e vers e sirventes e tensos e coblas» (egli imparava canzoni e vers e sirventesi e tenzoni e coblas)[10]. Una volta diventato giullare inizia a frequentare le dimore aristocratiche del sud-ovest della Francia dove viene ricevuto sempre con molta generosità (una di queste è quella della viscontessa Guglielma di Benauges!).

Nel primo decennio del XIII secolo, ritroviamo Uc presso il potente siniscalco del Poitou, mentre già nel 1213 Uc lasciava la corte di Pietro II d’Aragona per dirigersi in Spagna presso le corti di Catalogna, Castiglia e León. Già nel 1215, però, de Saint Circ lasciava le corti spagnole per ritornare in linguadoca presso le corti dei visconti di Turenna, i conti di Rodez, di Maria de Ventadorn, Raimondo IV di Tolosa e del marchese d’Anduza.

Intorno al 1219 Uc giunge in Italia e la prima tappa è, molto probabilmente, presso i marchesi Malaspina.

Successivamente, egli sarà al servizio di Azzo VII ad Este, poi a Verona nella dimora del conte Rizzardo di Sanbonifacio, poi dai signori di Tempesta a Noale alla cui signora Stadaglia dedica la canso Longamen ai atenduda come riportato nella razo, per approdare infine, e definitivamente, presso la corte di Alberico da Romano nella marca trevigiana. Qui svolgerà diverse funzioni, quali quelle di letterato e di musico poeta.

Sarà proprio in questi anni che Uc sistemerà tutto il materiale raccolto durante il periodo passato a Montpellier e che darà origine al corpus letterario delle vidas e razos.

...ma non fu tutto rose e fiori...

Un ultimo documento trevigiano del 1257 lo vede implicato in un processo di usura e, conseguentemente, di eresia. Dopo il processo, in cui Uc che seguirà i precetti della Chiesa, non compaiono più documenti riguardanti il nostro giullare. Da qui, la supposizione che la sua vita non sia spinta molto oltre il 1257[11].


Di Uc ci rimangono, dunque:
> 15 canso,
> 18 altri componimenti poetici suddivisi tra servintesi, coblas doblas e singular
> 1 partimen,
> 9 tenzoni,
> 1 dansa
> 1 salut d’amor (che però è di dubbia attribuzione) [12].

P.S. Le uniche tre melodie che ricoprono di musica le canso sono tutte contenute, nel già citato, manoscritto G [13].
Uc su di un cavallo bianco, ms 854, fol 127 BnF
Ritratto di Uc de Saint Circ sopra un cavallo bianco all'interno di un capolettera miniato. Ms. 854, fol. 127, Bibliothèque nationale de France, Parigi, XIII sec.
Uc, ms K, fol. 113v, BnF
Ritratto di Uc de Saint Circ al'interno di un capolettera miniato presente nel ms. K, fol. 113 v, Bibliothèque nationale de France, fr. 12473 di Parigi, XIII sec.


[1] Potrebbe trattarsi di un’autobiografia.
[2] Montpellier.
[3] All’epoca era fondamentale avere una certa cultura per poter diventare joglar.
[4] Nel testo è scritto “volontieri”: Cfr. Mariantonia Liborio, a cura di, Storie di dame e trovatori di Provenza, Bompiani, Milano, 1982, p. 217.
[5] Mariantonia Liborio, a cura di, Storie di dame e trovatori di Provenza, Bompiani, Milano, 1982, pp. 217, 219.
In Italia si scrivevano sirventesi, coblas e tenzoni.
Si riporta in seguito il testo originale scritto in lingua d’oc:
N’Ucs de Saint Circ si fo de Caersi, d’un borc que a nom Tegra, fils d’un paubre vauvasor que ac nom N’Arman de Saint Circ, per so que·l castels don el fo a nom Saint Circ, qu’es al pe de Sainta-Maria de Rocamajor, que fo destruich per guerra e derrocatz.
Aquest N’Ucs si ac gran ren de fraires majors de se. E volgron lo far clerc, e manderon lo a la scola a Monpeslier. E quant ill cuideron qu’el ampares letras, el amparet cansos e vers e sirventes e tensos e coblas, e·ls faich e·ls dich des valens homes e de las valens domnas que eron al mon, ni eron estat; et ab aquel saber el s’ajoglari. E·l coms de Rodes e·l vescoms de Torena si·l leverent molt a la joglaria, ab las tensos et ab las coblas que ferein ab lui, e·l bons Dalfins d’Alverne.
Et estet lonc temps en Gascoingna paubres, cora a pe, cora a caval. Lonc temps estet ab la comtessa de Benaujas, e per leis gazaignet l’amistat d’En Savaric de Maleon, lo cals lo mes en arnes et en rauba. Et estet lonc temps ab el en Peitieu e en las soas encontradas, pois en Cataloingna et en Arragon et en Espaingna, ab lo bon rei Amfos et ab lo rei Amfos de Lion et ab lo rei Peire d’Arragon; e pois en Proenssa, ab totz los barons, pois en Lombardia et en la Marcha. E tolc moiller e fenz enfans.
Gran ren anparet de l’autrui saber e voluntiers l’enseingnet ad autrui. Cansos fez de fort bonas e de bos sons e de bonas coblas; mas non fez geires de las cansos, quar anc non fo fort enamoratz de neguna; mas ben se saup feingner enamoratz ad ellas ab son bel parlar. E saup ben dire en las soas cansos tot so que·ill avenia de lor, e ben las saup levar e ben far cazer. Mais pois qu’el ac moiller non fetz cansos.
Cfr. Mariantonia Liborio, a cura di, Storie di dame e trovatori di Provenza, Bompiani, Milano, 1982, pp. 216, 218.
[6] Significa “commento”.
[7] Si riporta in seguito il testo originale scritto in lingua d’oc, preso dal seguente testo: A cura di Mariantonia Liborio, Storie di dame e trovatori di Provenza, Bompiani, Milano, 1982, p. 218.
N’Uc de Saint Circ si amava una dompna de Trevisana, qe avia nom dompna Stazailla, e si la servi e la honoret de lausor e de prez, e fez de bonas chansos d’ella; et ella recebia en grat l’amor e·l prec e l’entendement e·l ben dich de lui, e·l dis de grans plaisers, e·il promes mains bens plasens. Mas ella si fo una dompna qe volc qe tuich l’ome qe la viren, qe fossen d’onor e de be, entendessen en ella; et a totz soffri los precs e los entendemens, e a totz prometia plasers a far et a dire; e si·n fez a parecle.
N’Ucs si·n fo gellos d’aiso q’en vi e q’en ausi, e venc a g[u]erra et a mescla cum ella; mas ella era una dompna qe no temia blasme ni rumor ni maldit. Gran guerra li fez longa saison, et ella pauc la presava. E N’Ucs atendia tot dia q’ella queris patz e concordia, e q’el entres en tal raison cum ella q’el en feses una chanson avinen. E vi qe no·il venia, e·l en fez de la raison q’el avia una chanson qe diz: Longamen ai atenduda.
[8] Così ci informa la sua vida. Elizabeth Aubrey, però, scrive che Uc proveniva da un castello situato a Saint Circ vicino a Rocamadour, nel Quercy. Cfr. Elizabeth Aubrey, The music of the troubadours, Indiana University Press, Bloomington-Indianapolis, 1996, p. 22.
[9] Cfr. Elizabeth Aubrey, The music of the troubadours, Indiana University Press, Bloomington-Indianapolis, 1996, p. 22.
[10] Trad. ita: egli imparava canzoni e vers e sirventesi e tenzoni e coblas. Cfr. Saverio Guida, Geraldo Larghi, Dizionario Biografico dei Trovatori, Mucchi Editore, Modena, 2014, p. 517. Cfr., inoltre, Mariantonia Liborio, a cura di, Storie di dame e trovatori di Provenza, Bompiani, Milano, 1982, pp. 217 per la traduzione italiana della vida di Uc de Saint Circ.
[11] Saverio Guida, Geraldo Larghi, Dizionario Biografico dei Trovatori, Mucchi Editore, Modena, 2014, p. 518.
[12] Ibid.
[13] Vedremo queste tre melodie manoscritte in un capitolo successivo.




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𝐵𝑒𝑛𝑒𝑑𝑒𝑡𝑡𝑎 𝐹𝑒𝑟𝑟𝑎𝑐𝑖𝑛
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Benedetta Ferracin | insegnante e musicista specializzata in musica antica con una tesi dedicata a due trovatori in Veneto è ideatrice della rubrica in-formativa musicart.

Benedetta Ferracin
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